Papa Leone XIV e l’Intelligenza Artificiale
Il 15 maggio 2026 è una data che parla da sola: lo stesso giorno in cui, nel 1891, Leone XIII firmava la Rerum novarum, 135 anni dopo Leone XIV firma la sua prima enciclica: Magnifica Humanitas. Persino il nome del Papa ha un valore evidente: “Leone” è stato scelto da Robert Francis Prevost pensando proprio a quel predecessore e a una nuova rivoluzione industriale (e sociale), quella della Intelligenza Artificiale.
135 anni fa la questione sociale era la fabbrica, oggi è l’algoritmo. Il Papa non demonizza né benedice la tecnologia, ma piuttosto domanda che cosa stiamo costruendo. Stiamo edificando una nuova torre di Babele, dove la presunzione di elevarsi a livello di Dio riduce tutto (persino l’uomo) a dati e prestazioni? O stiamo edificando le mura di Gerusalemme, rialzate insieme, pezzo per pezzo, come ai tempi di Neemia?
Dentro la Magnifica Humanitas ci sono pagine di una densità che non ti aspetti:
- c’è la concreta consapevolezza tecnica di chi comprende che le IA sono «coltivate più che costruite», non conoscibili fino in fondo nemmeno da chi le progetta (il cosiddetto problema della “interpretabilità” dell’IA).
- C’è la critica a un’etica che vuole l’IA «decisa da pochi»: non serve una macchina più morale se quella morale non viene discussa da tutti (il riferimento è a ciò che tecnicamente si chiama “allineamento” dell’IA).
- C’è il lavoro invisibile dietro gli algoritmi: etichettatori e addestratori di IA, minatori di terre rare… simboli delle nuove schiavitù dell’era digitale.
- C’è l’invito, rivolto a scuole e famiglie, a «digiunare dall’IA» e a proteggere i giovani, spesso abituati (o forse condannati) a passare pomeriggi interi su tablet e smartphone, e che rischiano di soccombere alla «seduzione sottile che fa sembrare inutile il
pensiero umano proprio quando è più necessario». - C’è un “no” senza appello alle armi autonome. Nessun algoritmo può rendere la guerra moralmente accettabile: una posizione nettissima, un no-no che sarebbe piaciuto al Cardinale Lercaro di bolognese memoria.
- C’è persino una richiesta di perdono per i ritardi storici della Chiesa sulla schiavitù: un monito contro le cecità di oggi, le quali rischiano di essere tristemente oggetto di ulteriori scuse in futuro.
- C’è una critica al “transumanesimo” e al “postumanesimo”, correnti di pensiero che aspirano rispettivamente a una tecno-società e a un nuovo stadio biologico-evolutivo umano: l’integrazione uomo-IA costituirebbe per l’umanità un nuovo livello evolutivo. Ma qui forse prende forma il cuore del testo di Leone XIV: l’idea controcorrente che i limiti umani non siano difetti da correggere. Fragilità, errore, vulnerabilità e paure costituiscono un luogo dove nascono compassione, legami, cambiamenti e sentimenti, ovvero ciò che nessuna macchina può sperimentare.
Il titolo stesso dell’enciclica lo suggerisce in modo programmatico: Magnifica Humanitas richiama il Magnificat, l’inno di Maria che guarda la storia dal basso, con gli occhi dei piccoli. È uno sguardo che si contrappone a quello di chi, in cima alla torre di Babele che si erge sempre più, scruta e brama il mondo.
Questa enciclica non è di certo solamente per i cattolici: è un testo per essere e rimanere Umani.
Ci sarebbe ancora moltissimo da dire sul contenuto della Magnifica Humanitas e pertanto, per chi fosse interessato, rimando al testo
integrale che ovviamente trovate sul sito del Vaticano: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html
Valerio Davide Franchi
