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IA: dialogo di normale (?) quotidianità
Qualche giorno fa OpenAI ha presentato il suo ultimo modello di Intelligenza Artificiale, GPT-6 Astra. Ma di quali prodezze sarebbe davvero capace questa IA che, al pari di Fable 5.1 di Anthropic, è dichiarata la più evoluta al mondo?
Nel 2004 esce Io, robot. È una storia nuova rispetto ai racconti di Asimov, pubblicati con il medesimo titolo nel 1950, con i quali però il film condivide vari concetti di fondo (soprattutto le famose “tre leggi della robotica”). Riporto un frammento di dialogo fra il detective Del Spooner e l’androide Sonny:
Sonny: Avevo paura.
Spooner: I robot non provano paura. Non provano niente. Non hanno fame, non devono dormire.
Sonny: Io sì. Ho persino sognato, alcune volte.
Spooner: Gli esseri umani sognano quando dormono. Anche i cani sognano. Ma tu no. Tu sei solo una macchina, un’imitazione della vita. Un robot può scrivere una sinfonia? Un robot può trasformare una tela bianca in un’opera, in un capolavoro?
Sonny: Lei può farlo?
Il dialogo è infinitamente (paurosamente?) attuale. C’è una specie di test, chiamato Bach benchmark, che ha lo scopo di sondare le potenzialità dei Large Language Models (LLM) nella composizione di musica polifonica complessa. Questi sono IA focalizzate sul linguaggio e non sulla musica, ed è proprio ciò che rende il test tanto interessante. Il Bach benchmark è costituito da una richiesta testuale fissa (il cosiddetto prompt) che chiede all’LLM un corale a quattro voci caratteristico dello stile di Johann Sebastian Bach. Il corale non deve deflettere dalle inflessibili regole del contrappunto classico e della conduzione delle voci di Bach. Infine, il risultato viene vagliato con i criteri con cui si valuta il lavoro di uno studente di conservatorio.
Sebbene io ami ascoltare musica classica, la mia dimestichezza con la sua composizione è profonda quanto la mia conoscenza dell’arabo medievale. Ciò nonostante, mi sembra evidente che sia roba per veri “architetti” della musica.
Fino a ieri i risultati degli LLM erano stati mediocri ma, appena arrivato, GPT-6 Astra ha già stabilito un record clamoroso, producendo una composizione che ha spiazzato molti informatici e musicisti per la mancanza di errori nella condotta delle voci, per la complessità della struttura armonica che comprende una “sesta napoletana” e per la presenza di “note di passaggio” (prima volta in questo test). Chi se ne intende dice che il corale di GPT-6 Astra non sarà all’altezza del Bach originale, ma nondimeno è impressionante.
Il dialogo fra Del Spooner e l’androide Sonny in Io, robot smette, giorno dopo giorno, di essere fantascienza per assumere i contorni della normalità quotidiana.
Valerio Davide Franchi

