Inaugurazione di UPL A.A. 2026/2027
«In via Azzo Gardino, davanti alle nostre porte, ci sono le aule universitarie del Dipartimento di Scienze dell’Educazione. I ragazzi, mentre aspettano di entrare a lezione, si mescolano con i nostri adulti: studenti che, altrettanto, aspettano le lezioni. Forse nulla, meglio di questa vicinanza, racconta l’obiettivo profondo dell’Università Primo Levi che è, di fatto, un’educazione permanente che sappia creare legami sociali». È con questa riflessione che Uberto Martinelli, presidente UPL (ringraziando le tante realtà e istituzioni che collaborano) ha aperto sabato l’incontro in Salaborsa per l’inaugurazione del nuovo anno accademico della Primo Levi. Alle spalle una lunga storia, cominciata nel 1989, per arrivare a oggi dove il filo conduttore è «D’Istruzione. Possiamo cambiare il futuro che sembra già scritto». Un apostrofo che fa un mondo di differenza e che per raccontare il nuovo cammino ha raccolto, oltre a Martinelli, la vice Giliola Canton, Franco Franchi presidente Édar, l’assessore del Comune di Bologna Simone Borsari, Roberto Vecchi ordinario al Dipartimento di Lingue e letterature moderne all’Unibo e Maria Letizia Guerra, delegata Unibo per Impegno pubblico che, di fronte a una folta platea, ha tenuto la lectio ‘Le alleanze per una università civica tra conoscenza e comunità’.
«Naturalmente è molto diverso essere studenti a 20 anni rispetto a esserlo da adulti – ha commentato Giliola Canton: noi abbiamo persone con alle spalle storie di vite intere, che scelgono di tornare in un’aula per imparare. È quindi un vero e proprio atto di ribellione e di consapevolezza; in un mondo di determinismi, dove sembra tutto già scritto e programmato da altri, è proprio l’istruzione che porta a distruggere certezze e pregiudizi facendoci scrivere pagine nuove. Portatori di profonda esperienza e conoscenza, possiamo far crescere il domani». Il monito a non abbassare la guardia di fronte ai cambiamenti arriva da Franco Franchi, presidente Édar, coordinamento per la rete regionale dell’educazione permanente degli adulti: «Ogni anno in Italia si perdono circa 2-300 parole. Svaniscono, cadono in disuso per far posto ad altro. Non è un dato necessariamente negativo ma dimostra come la cultura sia qualcosa di complesso, sempre in evoluzione. La mission dell’UPL è di tenere insieme i valori del passato con le novità di oggi e domani».
«L’istruzione è un atto di grande libertà – ha voluto ricordare l’assessore del Comune di Bologna Simone Borsari: Bologna ha fatto dell’accoglienza e della cultura la sua cifra fondante che va costantemente nutrita con questa linfa vitale. In una realtà che ci spinge ad andare sempre più veloci, sintetizzando tutto in brevi messaggi social dove bisogna per forza essere immediati e reattivi, si perde la complessità del pensiero e la comprensione degli eventi. Lo studio e l’approfondimento diventano quindi un grande servizio alla comunità: per questo l’Università Primo Levi è un reale presidio democratico che l’amministrazione sostiene con convinzione e di cui siamo orgogliosi». Si riallaccia alla vicinanza fisica delle aule che trovano casa in via Azzo Gardino Roberto Vecchi che ricorda come «lo spazio davanti all’UPL è davvero un luogo di mescolanza e permeanza, dove la conoscenza circola e si apre. Da anni ormai il legame dell’Alma Mater con la Primo Levi è sempre più stretto con progettualità condivise che contribuiscono a nuovi rapporti con la città». E citando il pedagogista brasiliano Paulo Freire ricorda che «tutti ignoriamo qualcosa, tutti sappiamo qualcosa. Per questo tutti impariamo sempre. Ma – aggiunge – imparare richiede tempo e condivisione, dubbi e incontri. Non è un fast food».
Spetta poi a Maria Letizia Guerra condurre i presenti lungo i nuovi sentieri proposti dall’Alma Mater. «L’università vuole essere ‘civica’, ma prima bisogna chiedersi cosa voglia dire. E perché il rettore Giovanni Molari abbia voluto una specifica delega all’Impegno pubblico. Per quello che mi riguarda – dice – significa soprattutto che il dialogo è il centro di tutto e che la conoscenza ha bisogno di comunità. In questo caso l’UPL aiuta l’ateneo a essere civico perché ci apre le sue porte, così la conoscenza è davvero di tutti perché genera dubbi e crea lievito sociale. L’obiettivo non è ‘trasmettere’ conoscenza ma condividere esperienza: la mission dell’ateneo è chiaramente orientata al bene comune, ma per questo deve essere capace di mettersi in ascolto delle esperienze e di condividere con i suoi studenti, a prescindere dall’età anagrafica. E proprio per questo va sottolineata l’importanza della didattica in presenza, come ha voluto fare il rettore Giovanni Molari: c’è bisogno di un luogo fisico in cui stare insieme e dar spazio alle voci. Più cose conosco, più riesco a capire e a orientare il mio futuro. Un valore che oggi i giovani sentono molto poco e a cui dobbiamo invece trasmettere, ci ha ricordato sempre il rettore, ‘speranza responsabile e ottimismo consapevole’: una grandissima responsabilità. Per questo l’esempio della Primo Levi è importante: ci insegna come si fa educazione permanente. Sono rimasta sorpresa – chiude – dalla ricchezza della programmazione proposta, testimone di una infinita curiosità di sapere da parte degli adulti. E il tema di quest’anno, ‘D’Istruzione’ dimostra quanto quell’apostrofo sia fondamentale: è il potere, vero potere, dato alla conoscenza di cambiare il contesto del nostro mondo».
Bologna, 10 ottobre 2026






